Mauro Biglino

|Esclusiva| In anteprima l’introduzione del libro Dei e Semidei!

Scritto il 09/05/2019
da redazione

In esclusiva un estratto dell’introduzione del libro “Dei e Semidei” il nuovo lavoro di Mauro Biglino e Francesco Esposito in uscita il 20 Maggio e acquistabile in anteprima al Salone del Libro di Torino presso lo stand della Uno Editori | PAD 2 – Stand M62|

Buona lettura!

Ai giorni nostri la conoscenza che possediamo del Cristianesimo si fonda su una serie di dati derivanti da una lunga tradizione, che si definisce immutata e immutabile: la nascita miracolosa di Gesù, la sua morte e resurrezione e quel messaggio unitario che lega la storia del popolo d’Israele all’annuncio salvifico dell’evangelo con un fine universalistico.

Vecchio e Nuovo Testamento si presentano come due facce della stessa medaglia, un progetto divino che parte sin dall’alba dei tempi per toccare ognuno di noi: storie di Patriarchi chiamati da esseri celestiali, che si integrano in quella storia della salvezza che tocca un solo popolo, dove quel popolo verrà poi traslato in noi stessi secondo quella che è la tradizione cristiana. E in mezzo a tutto ciò abbiamo non un sacrificio, ma il sacrificio, unico nella storia del mondo: Dio che si fa uomo divenendo figlio di se stesso attraverso una giovane ragazza vergine, e che predica un messaggio universale fino a dover morire per i nostri peccati, ma che attraverso la sua resurrezione riscatta tutti noi offrendo così un motivo per salvarci attraverso l’annuncio di questo fatto eccezionale.

È questa la base della tradizione cristiana, e su questa si fonda la conoscenza basilare di ogni singolo credente. Il dato tradizionale si traduce poi in dato di fede, e perciò quelli che sono fatti narrati, trasmessi e ritrasmessi nel corso dei secoli, diventano verità indiscusse a cui bisogna credere ciecamente.

Come si è sempre ribadito in ogni nostro singolo lavoro, non è nostra intenzione scatenare una guerra di fede, non è compito dello storico mettere in discussione la fede del singolo che partecipa attivamente, e intimamente, al rapporto personale con il divino. Ma è doveroso, per un’indagine storica seria e accurata, o anche solo per puro desiderio di conoscenza, dover distaccare l’intera tradizione (quei determinati fatti scritti e narrati) dall’egida della fede per poterli analizzare, comprendere e vederli sotto una luce differente.

Tale luce si traduce in una sola parola: contesto; che secondo l’etimologia classica si riferisce a tutto ciò che è strettamente connesso o intrecciato; nel nostro caso, tutti quei fatti raccontati nel testo biblico e che sono legati alla storia, alla cultura, alla politica e al popolo di riferimento. È il contesto che ci viene in aiuto, che ci fa comprendere il perché delle azioni, delle parole o di eventi che hanno reso protagonisti certi personaggi. Ignorare l’intero contesto sociale, politico, religioso e culturale per giustificare tutto secondo il tradizionale dato di fede, significa spogliare della propria dignità tutti quei fatti che la tradizione stessa ha fatto sua e monopolizzato per proprio uso e consumo.

In questo libro non si vogliono dare certezze, per il semplice motivo che certezze non ne esistono. Lo storico, o chiunque decida di adottare una seria ricerca scientifica di carattere storico, non basa la propria conoscenza sulla fede in una verità, ma sulla certezza di possibilità che determinati fatti, forti delle fonti a disposizione, possano essere effettivamente accaduti. È doveroso mettere in campo tutte le ipotesi possibili, qualora queste mantengano una loro logicità e coerenza di fondo con il supporto delle fonti.

Nel caso specifico, all’interno del contesto biblico, la strada che verrà intrapresa non sarà quella che in molti potrebbero aspettarsi: nessuna lettura allegorica, nessuna chiave di lettura spiritualista figlia di una determinata scuola teologica. E non perché queste non debbano esistere o perché sia doveroso delegittimarle; ma per ridare dignità al testo è giusto e doveroso raccontare quello che il testo ci suggerisce nella sua forma più genuina: la letteralità. E ciò non è fuorviante, non può trarre in inganno, se la lettura letterale viene illuminata alla luce del contesto. Ed è da qui che parte quella che nei numerosi lavori/conferenze di Mauro Biglino è stata inizialmente presentata come una battuta, ma che poi è divenuto quasi un mantra della sua semplice ma efficace metodologia: facciamo finta che…

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